CARLO CRIVELLI

POLITTICO 1473 ca

Tempera su tavola 270 cm x 179 cm

CATTEDRALE DI SANT’EMIDIO

 

 

Il dipinto proviene dalla chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista a Poggio di Bretta, frazione del comune di Ascoli.

Non sappiamo se la tavola venne eseguita per questa chiesa.
La Vergine siede su un trono di semplice fattura ed è dipinta sullo sfondo di una stoffa damascata più stretta del dossale del trono sulla cui cornice sono poggiate due mele.

E’ raffigurata a mani giunte mentre volge lo sguardo verso il Bambino, che è disteso sul suo grembo con una mela nella mano sinistra. Indossa un manto azzurro con decorazioni dorate e ha il capo coperto da un velo frangiato, simile a quello che Crivelli riproporrà in versione più elegante nell’acconciatura della Vergine dello scomparto centrale del Polittico del Duomo di Ascoli.
Il pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli, in una scheda manoscritta sull’opera del 1893, avanza l’ipotesi che la tavola di Poggio di Bretta sia stata ritagliata e costituisca la parte centrale di un polittico di cui si sono perse le tracce.

In effetti il dipinto sembra tagliato al di sotto delle ginocchia della Vergine ed è molto vicino alla tipologia degli scomparti centrali delle opere dello stesso periodo.

Non tutta la critica è concorde nell’attribuire il dipinto a Crivelli: Serra nel 1930 propone il nome di Alemanno, ma nello stesso anno Fiocco lo restituisce a Crivelli, seguendo le indicazioni di Berenson.

Secondo il noto critico Zampetti (1950), la qualità di questa tavola è troppo alta per giustificare un’attribuzione a Pietro Alemanno che mai, neppure nella Madonna di Montefortino, considerato il suo capolavoro, raggiunse livelli così alti.

I tratti delicati e nobili del volto della Vergine, il modellato morbido e corposo, la gamma cromatica chiara e brillante rivelano senz’altro la mano di Crivelli, orientato verso una interpretazione diversa, più umana e meno iconica del gruppodivino.

CARLO CRIVELLI

MADONNA DI POGGIO DI BRETTA   1472 ca

Tavola 71 x 50

MUSEO DIOCESANO

 

Il dipinto proviene dalla chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista a Poggio di Bretta, frazione del comune di Ascoli. 

Non sappiamo se la tavola venne eseguita per questa chiesa.
La Vergine siede su un trono di semplice fattura ed è dipinta sullo sfondo di una stoffa damascata più stretta del dossale del trono sulla cui cornice sono poggiate due mele. 

E’ raffigurata a mani giunte mentre volge lo sguardo verso il Bambino, che è disteso sul suo grembo con una mela nella mano sinistra. Indossa un manto azzurro con decorazioni dorate e ha il capo coperto da un velo frangiato, simile a quello che Crivelli riproporrà in versione più elegante nell’acconciatura della Vergine dello scomparto centrale del Polittico del Duomo di Ascoli.
Il pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli, in una scheda manoscritta sull’opera del 1893, avanza l’ipotesi che la tavola di Poggio di Bretta sia stata ritagliata e costituisca la parte centrale di un polittico di cui si sono perse le tracce. 

In effetti il dipinto sembra tagliato al di sotto delle ginocchia della Vergine ed è molto vicino alla tipologia degli scomparti centrali delle opere dello stesso periodo.

Non tutta la critica è concorde nell’attribuire il dipinto a Crivelli: Serra nel 1930 propone il nome di Alemanno, ma nello stesso anno Fiocco lo restituisce a Crivelli, seguendo le indicazioni di Berenson. 

Secondo il noto critico Zampetti (1950), la qualità di questa tavola è troppo alta per giustificare un’attribuzione a Pietro Alemanno che mai, neppure nella Madonna di Montefortino, considerato il suo capolavoro, raggiunse livelli così alti. 

I tratti delicati e nobili del volto della Vergine, il modellato morbido e corposo, la gamma cromatica chiara e brillante rivelano senz’altro la mano di Crivelli, orientato verso una interpretazione diversa, più umana e meno iconica del gruppodivino.

CARLO CRIVELLI

PRIMO TRITTICO DI VALLE CASTELLANA 1472 ca 

Tempera e olio su tavola 207 x 145

PINACOTECA CIVICA

 

L’opera proviene dalla chiesa di San Vito a Valle Castellana, in provincia di Teramo. 

Lacunoso e in parte illeggibile per il cattivo stato di conservazione, il Primo trittico è composto da una Madonna in trono col Bambino al centro, accompagnata da San Pietro Martire e il beato Giacomo della Marca coi committenti. Ai lati san Pietro apostolo e san Sebastiano, mentre nella cuspide triangolare è il Padre Eterno.

Il Secondo Trittico è composto da una Madonna in trono col Bambino al centro, accompagnata da una piccola santa Lucia e dai piccolissimi committenti. Ai lati sant’Antonio Abate e san Sebastiano, vestito da gentiluomo e impugnante una freccia.

Come nella Madonna di Corridonia e in altre opere di quegli anni, l’artista accantonò momentaneamente il fondo oro, stendendo un colore rosso uniforme in cui compaiono, qua e là, dei serafini e stese dei drappi alle spalle dei santi, questi sì dorati e decorati da ricami e damascature. 

Variata è l’espressione dei santi e anche la Vergine distendendo un braccio sembra offrire in maniera originale il figlio alla contemplazione dei fedeli. 

Permangono invece stilemi più arcaici, nel pannello centrale, come le proporzioni gerarchiche.

CARLO CRIVELLI

SECONDO TRITTICO DI VALLE CASTELLANA  1472

Tempera e olio su tavola 133 x 130

PINACOTECA CIVICA

L’opera proviene dalla chiesa di San Vito a Valle Castellana, in provincia di Teramo. 

Lacunoso e in parte illeggibile per il cattivo stato di conservazione, il Primo trittico è composto da una Madonna in trono col Bambino al centro, accompagnata da San Pietro Martire e il beato Giacomo della Marca coi committenti. Ai lati san Pietro apostolo e san Sebastiano, mentre nella cuspide triangolare è il Padre Eterno.

Il Secondo Trittico è composto da una Madonna in trono col Bambino al centro, accompagnata da una piccola santa Lucia e dai piccolissimi committenti. Ai lati sant’Antonio Abate e san Sebastiano, vestito da gentiluomo e impugnante una freccia.

Come nella Madonna di Corridoniae in altre opere di quegli anni, l’artista accantonò momentaneamente il fondo oro, stendendo un colore rosso uniforme in cui compaiono, qua e là, dei serafini e stese dei drappi alle spalle dei santi, questi sì dorati e decorati da ricami e damascature. 

Variata è l’espressione dei santi e anche la Vergine distendendo un braccio sembra offrire in maniera originale il figlio alla contemplazione dei fedeli. 

Permangono invece stilemi più arcaici, nel pannello centrale, come le proporzioni gerarchiche.