VITA DEL MAESTRO

VITTORE CRIVELLI

VITTORE CRIVELLI seguì il fratello Carlo nelle Marche dalla Dalmazia intorno al 1480, stabilendosi nella città di Fermo. Fu probabilmente Carlo a chiamarlo in vista delle numerose commissioni in favore anche di artisti forestieri, a sugellare la fioritura di scambi commerciali che in quel periodo popolavano le coste adriatiche da nord a sud.

 

Opere, le sue, non prive di fascino, seppure di espressività meno incisiva rispetto a quella di Carlo. Vittore operò nel Fermano, Carlo nell’Ascolano: sembra che i due fratelli si fossero divisi l’area d’influenza sulle due città, peraltro spesso in lotta tra di loro, delle Marche meridionali. Vittore cercò di emulare l’inarrivabile linguaggio di Carlo, come si vede in un’opera a quattro mani dei due, il Polittico di Monte San Martino, in cui Vittore completò l’opera lasciata incompiuta da Carlo.

 

Un tema ricorrente nella pittura di Vittore, e invece mai presente nelle opere di Carlo, è la rappresentazione della Madonna adorante il Bambino, iconografia molto diffusa nel Quattrocento e derivata dalle visioni di santa Brigida. Sono numerose le sue opere in cui v’è la delicata raffigurazione della Vergine in atto di adorazione di Gesù (spesso attorniata da angeli), come ad esempio nella tavola di Falerone (la sua prima opera in territorio marchigiano documentata), di Sarnano, di Massignano, di Avignone, di New York e nei polittici di Cupra Marittima e di Monsampietro Morico (Sant’Elpidio Morico).